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<<Non siamo più alle superiori, e io continuo a non essere un ubriacone irlandese.>>
<<Danny, cazzo.>> Roberto socchiuse la porta alle proprie spalle e uscì sotto al bersò, lasciandosi avvolgere con una smorfia dall'odore dolciastro di chissà quale dei tanti animali morti durante le alluvioni.
<<Guarda come ti sei conciato, Cristo Santo. Mi spieghi cosa–>>
<<Non c'è tempo per le cazzate, Bobo. A giudicare dalla tua reazione sai già che sono nei casini, e non conosci neppure la metà di quello che mi è capitato.>>Mi voltai per esporre meglio l'occhio nero e lo zigomo livido, evidenti anche sotto il cerone bianco e la parrucca, che mi facevano sembrare un metallaro confuso sulle proprie scelte di moda piuttosto che il “Corvo” che avrei dovuto impersonare. 
<<Ma è vero quello che hanno detto alla televisione? Che hai ucciso–>>
<<E che cazzo! Mi stai sul serio chiedendo se sono un assassino?>>
Non riuscivo a giudicare se avesse paura di dirmi ciò che pensava o se non credeva che effettivamente il suo più caro amico fosse un omicida.
<<No, ma cosa dici... io non->>
<<Ora non c'è tempo. Devi preparare la clinica, e appena sei pronto chiamami al numero con cui ti ho telefonato una ventina di volte.>>
I suoi grandi occhi chiari erano tanto spalancati e acquosi che temevo stesse per piangere. 
<<La clinica? A quest'ora della notte... cosa diavolo stai combinando, Danny?>>
Quella sarebbe stata la parte più complicata da spiegare; feci un lungo sospiro mentre decidevo che girarci attorno non sarebbe servito a molto.
<<Ho una specie di cosa nel cervello, una “conformazione fibrosa artificiale”, che può scoppiare da un momento all'altro.>>
L'espressione di angoscia si era chiaramente trasformata in qualcos'altro, qualcosa del tipo “Daniel è completamente fuori di testa”. <<Io... sono un odontoiatra, per la Madonna! Cosa mi stai chiedendo di farti alla testa? Cos'è che avresti?>>

<<Bobo. Ho una bomba nel cervello, e devi togliermela prima che la polizia mi trovi.>>